Fra il 1958 e il 1963, giunse al culmine il processo di crescita economica iniziato in Italia dopo il 1950. Furono questi gli anni del miracolo economico: anni in cui l'Italia ridusse significativamente il divario che la separava dalla maggior parte dei paesi più industrializzati.
Lo sviluppo interessò soprattutto l'industria manifatturiera,
che nel '61 giunse a triplicare la sua produzione rispetto al
periodo prebellico; un incremento particolarmente significativo
si verificò nei settori siderurgico, meccanico e chimico,
dove più ampio fu il rinnovamento degli impianti e delle
tecnologie.
Molti erano i fattori che avevano promosso il miracolo: la congiuntura
internazionale favorevole; la politica di libero scambio avviata
negli anni '50 e sancita dall'adesione alla Cee; la modesta entità
del prelievo fiscale; e, soprattutto, lo scarto che si venne a
creare fra l'aumento della produttività e il basso livello
dei salari.
L'agricoltura, che nel '51 assorbiva ancora quasi il 45% degli occupati, passava dieci anni dopo al 30% (e la percentuale sarebbe scesa negli anni successivi); l'industria saliva, nello stesso periodo, dal 29 al 37% e i servizi dal 27 al 32%. Molto limitata fu la modernizzazione delle attività agricole, che mantennero in questo periodo un tasso di sviluppo modesto e una scarsa produttività.
La crescita dei consumi fu resa possibile dall'aumento generalizzato
delle retribuzioni che si verificò a partire dalla fine
degli anni '50. Il calo della disoccupazione, conseguenza dello
stesso sviluppo economico, accrebbe la capacità contrattuale
dei lavoratori che, con una serie di lotte sindacali, riuscirono
a ottenere notevoli miglioramenti salariali: questi aumenti ebbero
però l'effetto di ridurre i margini di profitto e di mettere
in moto un processo inflazionistico.
Così, nel 1963-64, il miracolo italiano conobbe una battuta
d'arresto. La congiuntura negativa fu superata in pochi anni:
a partire dal '66, la crescita riprese, ma intanto era venuta
in primo piano una serie di problemi economici e sociali.
La società italiana subì una serie di profonde
trasformazioni, che cambiarono il volto del paese e le abitudini
dei suoi cittadini. Col miracolo economico, l'Italia si lasciò
alle spalle le strutture e i valori della società contadina
ed entrò nella civiltà dei consumi. Il fenomeno
più importante e vistoso di questi anni fu il massiccio
esodo dal Sud verso il Nord e dalle campagne verso le città.
Fra il '51 e il '61, circa 2 milioni di persone abbandonarono
il Mezzogiorno. La crescita delle città, anche quelle non
industriali, si accompagnò tra il '51 e il '63 a un fortissimo
incremento dell'occupazione nei settori del commercio e dell'edilizia,
vere e proprie spugne dell'esodo rurale.
L'inserimento degli immigrati meridionali nelle grandi città
industriali fu tutt'altro che indolore e, almeno in un primo tempo,
mise in evidenza il divario - che non era solo economico, ma investiva
anche i modi di vita e i modelli culturali - fra il Nord e il
Sud del paese. Tuttavia, in quegli stessi anni, ebbe inizio un
processo di integrazione, grazie anche alla scolarizzazione e
alla diffusione di alcuni consumi di massa.
La televisione e l'automobile furono gli strumenti e i simboli
principali di questo cambiamento. I primi apparecchi televisivi
comparvero in Italia alla metà degli anni '50, con l'inizio
di regolari trasmissioni da parte della Rai, ente di Stato. Ma
il boom della televisione cominciò alla fine del decennio,
in significativa coincidenza con l'avvio del miracolo economico.
La televisione non era solo l'ornamento del soggiorno e l'elemento
aggregante della vita familiare: era anche un veicolo attraverso
cui passavano una lingua comune e nuovi modelli culturali di massa.
Se la televisione fu il maggiore strumento di unificazione linguistica
e culturale dell'Italia del miracolo, l'automobile fu l'espressione
principale di una supposta parificazione economica e sociale,
il simbolo di una nuova indipendenza e di una nuova libertà
di movimento.
Anche il boom della motorizzazione privata cominciò alla
fine degli anni '50 e coincise col grande successo delle nuove
utilitarie prodotte dalla Fiat: la 600 e la 500.