Risorgimento italiano

Alla base del Risorgimento vi è la Restaurazione, ossia la ricostituzione del vecchio ordine europeo, infranto dall'ondata della Rivoluzione Francese, e dalle conquiste di Napoleone.
Tutti i sovrani spodestati si riunirono al fine di ricostituire la società di Ancien Régime. La politica restauratrice fu severa e autoritaria in quasi tutti i paesi europei e, essendo di tendenza conservatrice, mirava a soddisfare gli interessi della nobiltà. Ma nel frattempo il processo di crescita della Borghesia e di emancipazione dai vincoli feudali non si era interrotto, inoltre l'età della Restaurazione era anche l'età del Romanticismo e quindi dell'esaltazione dei valori della tradizione e della nazione e questo costituì la premessa delle battaglie liberali dell'epoca e dello sviluppo del nazionalismo. Tale processo provocò la nascita in quasi tutti i paesi europei di associazioni clandestine a sfondo liberale e democratico che si opponevano al regime conservatore: le società segrete, la cui base sociale era costituita da intellettuali, studenti e soprattutto militari; furono questi a dare origine alle prime rivoluzioni negli anni '20.

L'ondata rivoluzionaria partì dalla Spagna, ma bisogna arrivare fino al '48 perchè i moti portino a dei cambiamenti significativi, almeno per quanto riguarda l'Italia. Nel corso degli anni si svilupparono due principali filoni di pensiero: quello democratico radicale di Mazzini, e in seguito al fallimento di questo, quello moderato di Gioberti, ma in ogni caso il fallimento dei moti era dovuto alle divisioni politiche e alla mancata partecipazione del popolo urbano e contadino.

Nel corso del 1847 alcuni Stati dell'Italia settentrionale si trovarono costretti a concedere alcune limitate riforme. La crisi economica del 1846-47 portò alla crisi rivoluzionaria del '48 che interessò gran parte dell'Europa; i contenuti delle insurrezioni erano: richiesta di libertà politiche e di democrazia e spinte verso l'emancipazione nazionale. La novità delle rivoluzioni del '48 risiedette nella massiccia partecipazione dei ceti popolari urbani e nella presenza di obiettivi sociali accanto a quelli politici.

Il centro di irradiazione del moto rivoluzionario fu la Francia, da questo i democratici italiani trassero la spinta per nuove iniziative che mettevano in primo piano sempre la questione nazionale. Ricordiamo la sollevazione di Palermo, che ottenne la costituzione, la proclamazione della repubblica a Venezia, le "cinque giornate" di Milano, ma soprattutto l'insurrezione dei piemontesi con la dichiarazione di guerra all'Austria da parte di Carlo Alberto, sconfitto prima a Custoza e poi a Novara.
Con questo, anche gli altri governi rivoluzionari presenti in Italia venivano sconfitti. La causa fondamentale va individuata nelle fratture all'interno delle forze che erano state protagoniste di quelle rivoluzioni: nei contrasti, cioè, fra correnti democratico-radicali e gruppi liberal-moderati e nell'estraneità delle masse contadine, che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione.

Il ritorno dei sovrani legittimi dopo il fallimento delle rivoluzioni del '48-49, frenò pesantemente lo sviluppo economico dei vari Stati, mentre veniva sancita l'egemonia austriaca nella penisola. Aumentava anche il divario tra i sovrani e l'opinione pubblica borghese, soprattutto nei due Stati con una politica più repressiva e autoritaria: lo Stato pontificio e il Regno delle due Sicilie.
In Piemonte la situazione era diversa. Qui fu conservato il regime costituzionale, inoltre con il governo D'Azeglio si ebbero opere di modernizzazione dello Stato, soprattutto nel campo dei rapporti con la Chiesa. Nel 1850 Cavour entrava nel governo come ministro e, due anni dopo, come presidente del Consiglio. Spostato a sinistra l'asse del governo, pensò innanzitutto allo sviluppo economico e sociale del paese, attraverso l'adozione di una politica liberale, facendo del Piemonte il punto di riferimento per tutta la penisola.
Fallite le ipotesi di Mazzini e di Pisacane (un'ipotesi "socialista" di liberazione nazionale), anche gli esponenti democratici si unirono all'iniziativa sabauda e si costituì nel 1857 la Società Nazionale. Dopo aver ottenuto un successo diplomatico dalla partecipazione piemontese alla guerra di Crimea, Cavour si convinse che era indispensabile l'appoggio di Napoleone III per scacciare gli austriaci dalla penisola. Dunque strinse con questi un'alleanza militare in vista della guerra contro l'Austria (Plombières, 1858), che quindi si volse subito a favore dei franco-piemontesi. Ma l'armistizio di Villafranca, improvvisamente stipulato da Napoleone III, assegnava allo Stato Sabaudo la sola Lombardia.
Fu grazie alla nuova situazione creata dalle insurrezioni nell'Italia centro-settentrionale che il Piemonte potè annettere anche Emilia, Romagna e Toscana. Rimanevano scontenti i democratici, che cominciarono a pensare a una prosecuzione della lotta attraverso una spedizione nel Mezzogiorno.

Nel maggio 1860 Garibaldi sbarcò in Sicilia con mille volontari e, sconfitte le truppe borboniche, formò un governo provvisorio. Spaventati dalle agitazioni agrarie, i proprietari terrieri guardarono con favore all'annessione al Piemonte. Con l'intervento dell'esercito piemontese e le annessioni, la liberazione del Sud veniva così ricondotta entro i binari della politica cavouriana.

Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele III fu proclamato re d'Italia.