Goffredo Mameli (Genova 1827-Roma 1849) poeta e patriota,
mazziniano, aiutante di Garibaldi nel 1849, fu ferito combattendo
al Gianicolo e morì per infezione dopo un mese di sofferenze.
Nell'adolescenza scrisse versi (specialmente d'amore) ispirati
al Prati; poi si dedicò alla poesia civile e patriottica:
compose il testo di questo famoso inno che dal 1946 è l'inno
ufficiale della Repubblica Italiana.
L'inno, come altri dell'800, ha come modello ispiratore la marsigliese
sia sul piano musicale che su quello ideale e quindi del testo.
In entrambi è presente lo stesso ritmo di marcia, la stessa
successione di momenti trionfali in tonalità maggiore e
di momenti di ripiegamento in tonalità minore.
In entrambi, infine, ci si fa appello ad una risorgente fraternità
di uguali. Bisogna dire che il forte richiamo a Roma di cui l'Italia
sarebbe "schiava" e la prospettiva delle coorti votate
alla morte, se trova una giustificazione nel momento di composizione
dell'inno, cent'anni dopo consuona più col precedente fascismo
che con la nascente Repubblica.
Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta.
Dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la vittoria?
Le porga la chioma
chè schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte
l'Italia chiamò.
Noi fummo da secoli
calpesti e derisi
perchè non siam popolo,
perchè siam divisi.
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme.
Di fonderci insieme
già l'ora suonò.