In conseguenza alla grande crisi del '29, la maggior parte dei tedeschi perse ogni fiducia nella Repubblica e nei partiti democratici e prestò ascolto al nazismo, che prometteva il ritorno alla grandezza e alla prosperità, indicando nelle sinistre e negli ebrei i responsabili delle difficoltà del paese.
Nel gennaio '33 Hitler fu chiamato a guidare il governo. La
trasformazione della Repubblica in dittatura avvenne in pochi
mesi, Hitler assunse i pieni poteri e annientò le opposizioni.
Il consenso al regime ebbe varie cause: i successi in politica
estera, la ripresa economica, il miglioramento dei servizi sociali,
ecc.
Le prime iniziative hitleriane in politica estera rappresentarono
una minaccia all'equilibrio internazionale. La politica di arrendevolezza
praticata da Francia e Inghilterra finì con l'incoraggiare
la politica espansionistica del nazismo.
Nel 1938 avveniva l'annessione dell'Austria; subito dopo Hitler
avanzava mire sul territorio cecoslovacco. L'invasione della Polonia,
in aggiunta alla distruzione della Cecoslovacchia (marzo '39),
provocò la reazione di Francia e Inghilterra che dichiararono
guerra alla Germania, mentre l'Italia annunciò la "non
belligeranza".
Nel maggio-giugno 1940 l'offensiva tedesca sul fronte occidentale,
si risolse in un successo: la parte centro-settentrionale della
Francia fu occupata.
Il 10 giugno '40, Mussolini annunciò l'intervento dell'Italia
a fianco dell'alleato nazista, ma dopo vari insuccessi fu costretto
a chiedere l'aiuto dei tedeschi. L'Inghilterra, invece, riuscì
a respingere il tentativo tedesco di invadere le isole britanniche.
Nel 1941, il conflitto entrò in una nuova fase, divenendo
effettivamente mondiale. La Germania invase l'Urss, riportando
notevoli successi; gli Stati Uniti entrarono anch'essi in guerra
dopo l'attacco subito a Pearl Harbor da parte del Giappone (unito
alle potenze del "patto tripartito").
Nelle zone occupate, il Giappone e la Germania cercarono di costruire
un "nuovo ordine" fondato sulla supremazia della nazione
"eletta".
La persecuzione si concentrò soprattutto contro gli ebrei: dai 5 ai 6 milioni ne furono sterminati nei lager.
Nel 1942-43 si ebbe una svolta nella guerra. I giapponesi subirono alcune sconfitte nel Pacifico, la battaglia di Stalingrado si risolse in una sconfitta per i tedeschi, sul fronte nordafricano gli alleati fermarono le forze dell'Asse e le costrinsero a ritirarsi. Nel luglio '43 gli anglo-americani sbarcarono in Sicilia.
Gli insuccessi militari furono all'origine della caduta di
Mussolini (25 luglio '43). L'8 settembre veniva annunciato l'armistizio
fra l'Italia e gli anglo-americani. Mentre il re e Badoglio fuggivano
a Brindisi, i tedeschi occupavano l'Italia centro-settentrionale.
A quel punto il paese era diviso in due: lo Stato monarchico sopravviveva
nel Sud occupato dagli alleati; al Nord Mussolini costituiva la
Repubblica sociale italiana, del tutto soggetta al controllo dei
tedeschi.
La principale funzione effettivamente svolta dalla Repubblica
di Salò fu quella di reprimere il movimento partigiano
che stava nascendo nell'Italia occupata per opporsi ai tedeschi.
Le prime formazioni armate si raccolsero sulle montagne dell'Italia
centro-settentrionale subito dopo l'8 settembre e nacquero dall'incontro
fra i piccoli nuclei di militanti antifascisti già attivi
nel paese e i gruppi di militari sbandati che non avevano voluto
consegnarsi ai tedeschi.
I partigiani agivano soprattutto lontano dai centri abitati, con
attacchi improvvisi ai reparti tedeschi e con azioni di sabotaggio
e di disturbo. A ogni attacco i tedeschi rispondevano con spietate
rappresaglie.
Dopo una prima fase di aggregazione spontanea e spesso casuale,
le bande partigiane si andarono organizzando in base all'orientamento
politico prevalente fra i loro membri.
Nei giorni immediatamente successivi all'8 settembre, i rappresentanti
di sei partiti si riunirono a Roma e si costituirono in Comitato
di liberazione nazionale, incitando la popolazione alla lotta
e alla resistenza; i partiti antifascisti si proponevano così
come guida e rappresentanza dell'Italia democratica.
Le azioni militari dei partigiani divennero sempre più
ampie e frequenti, nonostante le feroci rappresaglie effettuate
dai tedeschi (la più terribile fu quella messa in atto
a Marzabotto, nell'Appennino bolognese, dove, nel settembre '44,
furono uccisi 1800 civili).
Questa attività, che testimoniava l'esistenza di un'Italia
decisa a tagliare i ponti con l'esperienza fascista e disposta
a dare un contributo attivo alla causa alleata, aveva un valore
politico e simbolico molto superiore alla sua reale forza militare.
Dopo la liberazione di Roma il re trasmise i propri poteri al figlio Umberto, più direttamente legato al movimento partigiano che si andava sviluppando in tutta l'Italia settentrionale.
Nel giugno '44 gli alleati sbarcavano in Normandia e, di lì
a poco, liberavano la Francia. Frattanto, nelle conferenze di
Mosca e Yalta, russi, americani e inglesi si accordavano sulla
futura sistemazione dell'Europa.
Nel 1945 i tedeschi dovettero arretrare su entrambi i fronti:
il 25 aprile, l'Italia era liberata dalle forze alleate. La guerra
proseguiva solo nel Pacifico contro il Giappone; terminò
il 2 settembre, dopo l'esplosione di due bombe atomiche su Hiroshima
e Nagasaki.