Il 30 maggio 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti rese noto, con prove inconfutabili, in un discorso al Parlamento, il clima di illegalità in cui le ultime elezioni erano avvenute. Sostenne perciò che per questo motivo le elezioni dovevano essere invalidate in blocco: il 10 giugno un gruppo di squadristi lo aggredì a Roma e lo caricò su un'automobile dove venne poi ammazzato. Ne seguì un'ondata di commozione e sdegno documentata anche dalle molte canzoni popolari che ricordano quell'episodio.
La strofa qui riportata, tuttavia, o contiene una profezia o, più probabilmente, è stata composta dopo la morte di Mussolini.
Il delitto Matteotti dimostrò in modo inquietante che il fascismo non poteva tollerare alcuna forma di critica. Le leggi speciali del 1926 ne fornirono la conferma: da quel momento, l'opposizione al regime dovette essere svolta dall'estero.
Sull'aria di "Giovinezza" si diffusero molti testi sia di destra che di sinistra. Tra i primi, notevole il "canto delle donne fasciste" di Giuseppina Zei: "Cosa importa se siam donne? - Non alberga in noi paura - Né c'intralciano le gonne - nella lotta santa e pura. - Sempre unite e sempre forti, - O fratelli pugneremo, - Vendicando i nostri morti - Con Italica virtù. - Giovinezza, Giovinezza, - Primavera di bellezza - Nel Fascismo è la salvezza - Della nostra libertà. - Cosa importa a noi fasciste - Della critica severa - Delle femmine pipiste - Che ci stiman da galera! - Siamo franche e siam sicure - Della fede e dell'onore, - Abborriamo l'imposture - Della falsa santità! - Le beghine disprezziamo, - Che non han niente di pio, - Ma convinte noi crediamo - In un santo e giusto Dio; - Disprezziam gli svenimenti, - Le pettegole volgari, - Le megere delinquenti - Che han di sangue avidità.]
Matteotti Matteotti,
grande martire d'Italia,
Mussolin con gambe in aria
lo faremo fucilare.
Mussolino traditore
che all'Italia fa terrore,
Matteotti, uomo d'onore,
lo faremo incoronar.