(da "Costumanze e tradizioni bolognesi"
di Oreste Trebbi e Gaspare Ungarelli, 1933)
La provincia di Bologna e', fra le consorelle italiane, quella che ha forse conservato un maggior numero di danze tradizionali, perche' entrate queste nei nostri costumi fin dai primordi del Rinascimento, furono tramandate di generazione in generazione insieme alle feste e cerimonie che ne erano occasione. La danza e' stata in ogni tempo il divertimento piu' gradito della gioventu' e, presso i villici specialmente, la maniera piu' naturale di comunicarsi l'allegria il piu' facile pretesto degli amoreg
giamenti. Favorita nei primi tempi dalla stessa Chiesa, che se ne serviva per dar maggiore solennita' alle proprie feste, la si volle bandire quando assunse un deciso carattere profano. Cio' avvenne pero' troppo tardi, perche' essa era gia' entrata nel costume della popolazione, era divenuta la conseguenza delle relazioni fra le famiglie, un'abitudine quasi giornaliera. L'amore alla danza inoltre, era alimentato nella nostra provincia dall'essere qui rimaste vive piu' che altrove. e in gran parte
fin quasi al tempo presente, le tradizioni ricordanti l'uso che avevano i
romani di celebrare ogni solennita' campestre con feste e tripudi. I nostri
coloni, come gia' gli antichi. sbrigliavano il loro umore giocondo coi canti
di maggio, quando tutte le piante erano in fiore, e accendevano i falo' nella
notte di S. Giovanni. Ma soprattutto si divertivano in ottobre per la
vendemmia, la pagana festa dell'intemperanza, trincando fra i tini spumanti dei vini Nuovi.
Queste feste e queste danze, solevano farsi, a somiglianza delle antiche, sotto l'azzurra volta del cielo e sul verde tappeto dei prati, ma allorche' le miti aure d'autunno cessavano, per far posto ai rigori dell'inverno, il ballo cercava piu' confortevoli rifugi, dando luogo ai cosiddetti trebbi. Siccome pero' nel tempo di cui parliamo, le case de. contadini avevano penuria di locali spaziosi, adatti per simili divertimenti, cosi' nell'inverno, le danze solevano generalmente eseguirsi nelle case dei
contadini piu' agiati. ~ nelle osterie o taverne, e quindi dall'adunarsi di piu' persone nel medesimo luogo. venivano chiamate ridotti o, con voce piu' generica, tuttora in uso, festini. Erano queste feste veri tornei di danze, e G. C. Croce ce ne offre un gustoso esempio col Festino di Barba Bigo della Valle, in cui sono anche ricordati gli strumenti che servivano allora per eseguire la musica dei balli, e cioe' il ribechino, sorta di viola, il violone e la piva.
GABRIEL: A ture'n Pier dal Mulein
Ch' sona ben al ribgein.
E Magnan d' barba Zon
Anch lu cun al viulon,
E Malet so frade'l
Cun la piva....
"Gabriele: prenderemo Pier del Mulino
che suona bene il ribechino,
e Magnano di zio Zon,
anche lui con il violone,
e Maletto, suo fratello
con la piva...)
E senza istrumenti, si ballava al solo canto delle canzoni a ballo, in quel tempo in voga e frequentissime anche nel territorio bolognese. Lo stesso Croce, ricorda la Moretina, la
girometta
ecc., e non poche di queste canzoni si possono facilmente identificare fra quelle che la tradizione ha fatto pervenire fino a noi.
Fra gli antichi balli van ricordati il Bergamasco (proprio dei contadini), somigliante nella musica e fors'anche nella regola al moderno
Trescone; il Saltarello, proveniente dalla Campagna romana e pur in uso nella nostra provincia; il Ruggiero, che pare tenesse allora fra le danze un posto distinto; il Villano di Spagna, ecc. Ma questi balli che avevano qualche cosa dell'antico tripudio. erano assai rozzi e costituiti da un danzare in cadenza batten
do fortemente i piedi in terra, la qual maniera di ballare e' mantenuta anche oggi nel Saltarello (campagna romana e Umbria), e nel Trescone dei contadini bolognes, il quale ha, degli antichi balli, conservato il carattere.
Passando dalla campagna alla citta', la danza si era pero' raggentilita ed aveva acquistato anche presso di noi quella eleganza e quella teatralita' che brillavano nelle altre citta' italiane e specialmente in Milano, maestra di questa arte in Italia.
Da parte sua Bologna, sotto il governo pontificio, traeva non poco splendore dal gran numero di famiglie nobili e ricche che l'abitavano, la maggior parte delle qu'ali, lasciati feudi e castelli. s'erano stabilite in diverse epoche e circostanze in citta', a cagione delle guerre civili e col desiderio di godersi il frutto dei loro vasti possedimenti. Tutte queste famiglie vantavano in Bologna splendide residenze, arredate secondo l'arte e il gusto del tempo e spendevano gran parte dei loro averi nel
lusso e nelle feste continue, cosicche' la citta' riassumeva nel suo titolo di "grassa" anche lo scialacquio festoso da cui era totalmente invasa. Certo non poteva dirsi che tutto cio' che splendeva fosse oro. La storia non ha mai registrato tante carestie, tanta fame
come in quell'epoca lontana. I banditi organizzati scorrazzavano per la
campagna; le braccia tolte all'agricoltura ingrossavano la massa dei miserabili
della citta', rappresentanti la grande clientela delle feste della porchetta e
della colta, con le quali il governo sollazzava quella turba di affamati Non pertanto nobili e ricchi, trovavano in un simile ambiente il loro soddisfacimento. Anzitutto avevano le loro abitudini signorili, portato del tempo, e da esse non derogavano. Nelle ore del mattino si recavano alla cavallerizza o alla sala di scherma.
Piu' tardi si esercitavano nei giochi ginnastici allora in gran voga: racchetta e pallacorda. E nelle ore del pomeriggio frequentavano le scuole di danza le quali precedettero in Bologna le cosidette veglie di societa'. In queste scuole si eseguivano frequentemente il Bergamasco, il Ruggiero, il Villan di Spagna ecc., nonostante fossero assai comuni fra i contadini, e piu' spesso la Ducale, la
Gavotta. il Minuetto ed altri balli forestieri gia' introdotti
dai maestri milanesi, nelle sale principesche della capitale lombarda.
Nelle case dei nostri nobili, veramente, la danza entro' un po' tardi. Fino a
gran parte del secolo XVI, le dame bolognesi erano vissute, non diremo attendendo al fuso ed al pennecchio, ma con costumi assai semplici, accontentandosi delle gioie della famiglia, della conversazione degli intimi e dei puri piaceri dello spirito. Ma piovute anche qui le mode francesi, cominciarono col lusso smodato i convegni, i festini, le giostre, i tornei, le rappresentazioni nei teatri privati e tutti gli altri divertimenti nei quali la seduzione ha la parte piu' importante. Allora la danza abb
andona del tutto il saltare incomposto dei balli villerecci, per assumere le movenze e gli atteggiamenti piu' aggraziati e piu' attraenti dei balli di figurazioni. Nei saloni aristocratici, si da' il bando ai gia' ricordati balli contadineschi, e si preferiscono la Pavana, danza dei padovani nell eseguire la quale facevasi una specie di ruota alla guisa del pavone, lo
Spagnoletto, che si ballava, con musica lenta, da due cavalieri e da due dame e la Pavaniglia che probabilment
e si faceva alla stessa maniera di Villano, cioe' in sedici tempi, da un cavaliere e una dama, tenendosi sempre per mano, cominciando e finendo con una riverenza. A queste s'aggiungano quelle basse-danze che, venute in onore nella societa' milanese, avevano trovato anche da noi chi si compiaceva di eseguirle con passione e con arte, come l'ardente sole, l'Occhio leggiadro, Lucrezia favorita, Alta Vittoria ecc., oppure quei balli di figurazioni che, in uso prima fra il popolo, avevano gia' acquistata
in Italia la piu' gran voga anche fra la classe signorile, come il ballo del
fazzoletto, il ballo della torcia, il ballo del piantone, del fiore, del cappello e via dicendo. Ma l'instabile gusto della moda e piu' specialmente la forza sterminatrice della rivoluzione francese, tolsero a queste danze, divenute aristocratiche, ogni particolare attrattiva, ogni ragione di esistere, mentre i balli popolari e villereschi, indiavolati e travolgenti, resistettero a qualsiasi assalto e nella provincia di Bologna si perpetuarono nella loro tipica forma di balli distaccati (bal dspech)
, cioe' da eseguirsi da due o piu' persone che stanno in figura l'una distante dall'altra e non strettamente abbracciate come si usa ora nelle odiernissime ed esotiche danze.
Questi balli si ccompongono generalmente di due parti principali:
"al bal" propriamente detto, e "al spassagg", il ballo e il passeggio. Il ballo e' l'esecuzione di quella data figurazione o
mimica in tempo di musica; il passeggio e' una specie di riposo
che i ballerini si prendono fra l'una e l'altra strofa musicale
con certo andare intorno con passo cadenzato. Oggi pero', l'irresistibile influsso dei nuovi tempi ha fatto perdere terreno alle
vecchie danze villeresche, le quali solo nella plaga montana sono
tenute ancora in onore. Crediamo quindi conveniente di darne qui
una esatta descrizione.
Amicizia
BALlo DelL'AHI
Ballo del lume
Ballo della seggiola)
Ballo della lepre
Ballo dei bastoni
Ballo in tondo
Barabano
Bergamasco
Baragazzina
Contraddanza
Gran contraddanza
Contraddanza montanara
Dentro e fuori
Disperata
Furlana
Ballo assai allegro che si fa, nella provincia bolognese (Monzuno, Lojano, Monghidoro), in quattro, cominciando con uno spasso e
terminando con una specie di
trescone.
in tutta l'Emilia) - Si
chiama cosi' un ballo popolare intramezzato a brevi intervalli da rime. I danzatori fanno un paio di
giri, poi si fermano e la donna, o l'uomo, dice con un sospiro:
- Ahi! -
L'altro domanda:
- Che hai? -
- Son ferita -
risponde la donna.
- Dove? -
Dira', per esempio:
- Son ferita nel cervello,
Per ballare col piu' bello.
E intanto la donna sceglie un altro ballerino e fa qualche altro
giro. E cosi' di seguito.
E' detto anche ballo del candeliere. E' un ballo di figurazione,
che si fa in due, uomo e donna, nel quale eseguitisi alcuni giri
di trescone, ovvero di polka o valzer. si porta una sedia in
mezzo alla sala, su cui siede l'uomo con un lume acceso in mano.
Poi la ballerina presenta altre due danzatrici all'uomo che sta
seduto, il quale fatta la scelta, balla con una e da' a tenere
all'altra il candeliere. Indi la ballerina che ha ballato, fa la
medesima azione con quella rimasta seduta, e co'si' di seguito,
finche' tutti hanno ballato.
ballo di figurazione, che
si fa press'a poco come quello del
lume, e cioe' dopo che i ballerini hanno eseguito un primo o
secondo giro, viene portata in mezzo alla sala una sedia su Cui
l'uomo siede. Indi la donna conduce a lui una ballerina: se egli
i'accetta balla con essa, altrimenti volta la sedia in segno di
rifiuto. e cosi' di seguito. Quando si e' finito per l'uomo, si
ripete la stessa azione per la donna.
fDonwload di quello di Vergato!
Ballo di grande agilita' che si fa su musica propria. Parecchie
coppie vanno in mezzo, gli uomini schierati da una parte, le
donne dall'altra. Poi i due capofila cominciano a ballare l'uno
separato dall'altro da una fila, correndo sempre da cima a fondo,
cercando di pigliarsi e fuggendosi reciprocamente, intanto che
quelli di mezzo cantano:
"Corr pur can, ciapa la livra
Ciapla, ciapla par la coa,
tenla strecca che l'e' la toa,
Tenla strecch... A l'ho ciapa'!"
oppure:
"La m'e' scapa'."
secondo che il ballerino ha presa la donna o se l'e' lasciata
scappare.
cosi' chiamato, nella nostra provincia, il ballo che si fa con
due bastoni, battendoli insieme a somiglianza delle antiche
moresche.
ballo che suol farsi in quattro e anche piu', tenendosi tutti per
mano in tondo, ed eseguendo balletti come nel Bergamasco.
Ballo pantomimico di origine lombarda, in uso nelle nostre montagne (Valle di Reno). Un uomo si mette sdraiato in terra fingendosi morto, ed una coppia gli balla intorno, accostandosegli di
tanto in tanto per sollevargli ora un braccio, ora una gamba, come per accertarsi se veramente sia morto. seguitando la coppia
a ballare, d'improvviso il morto risuscita e ruba al ballerino la
donna con la quale si mette a danzare invece dell'altro. E questo
e' il baraban mort. DA tempo pero' non si fa piu' che il baraban
viv, cioe' con l'uomo non sdraiato, ma in piedi.
Donwload di quello della Valle del Reno!
Ballo cosi' chiamato dalla citta' di Bergamo, da cui deriva e dal
nome di una canzone cantata altra volta a Firenze. Assai curioso
per la sveltezza con cui si eseguisce su musica propria in tempo
di due quarti. Si fa in due o anche in piu', cominciando col
girare in tondo, gli uomini in avanti e le donne all'indietro. Al
variare del suono gli uomini abbracciano le donne e fanno alcune
giravolte pure in tondo cosi' abbracciati, indi si staccano e
ballano come prima.
Sorta di monferrina doppia, nota a Vergato e dintorni, cosi'
detta dal paese di Baragazza, onde pare derivi.
Donwload di quella della Valle del Savena!
Ballo che si' fa in quattro su musica propria, in tempo di due
quarti, cominciando col girare in tondo, gli uomini in avanti e
le donne all'indietro ed eseguendo poscia un balletto in figura.
Donwload di quella della Valle del Reno!
Ballo che si fa in un numero indeterminato di persone, uomini e
donne, in fila gli uni contro alle altre, ballando prima in tondo
ed eseguendo poscia balletti, come nella contraddanza ordinaria.
"Bale'r la cuntradanza", si dice appunto del ballare gli uni
contro gli altri.
una sorta di danza assai vivace e leggera, che si fa generalmente
fra otto uomini e otto donne posti in fila sopra due linee, i
quali ballano insieme a mo' di
quadriglia.
Donwload di quello della Valle del Reno !
Specie di trescone che si fa in due su musica propria in tempo di
sei ottavi, con giri del ballerino attorno alla ballerina e di
questa attorno a quello. Vedi: Trescone.
Ballo dei nostri montanari, che si fa su musica propria in tempo
di due quarti, tanto in due che in quattro, con una furlana in
prima, indi il suo ballo.
Nota danza originaria del
Friuli, divenuta famosa presso i gondolieri veneziani, i quali l'eseguivano, e
forse l'eseguiscono
ancora, in due o piu', in tempo di sei ottavi, con movimento
moderato e aggraziato. Usitatissima un tempo in tutta la nostra
provincia, ebbe voga, in seguito, solo in montagna.
Gagliarda
Sorta di ballo allegro e vivacissimo che si fa in quattro con uno
spasso e il relativo balletto. forse questo ballo e' la continuazione della gagliarda resasi un tempo tanto famosa a Roma.
Galletta
Donwload di quella della Valle del Reno!
Ballo villeresco che si fa su musica propria in piu' modi e
cioe': in Valle di Reno in tre, un uomo e due donne. L'uomo sta
nel mezzo e le due donne ai lati. Balla l'uomo or coll'una, or
coll'altra ballerina, lasciando quella e prendendo questa colla
massima prontezza, dovendo cio' figurare il rapimento della
donna. In valle di Savena, invece, si fa in quattro, due uomini e
due donne. Gli uomini si mettono nel mezzo quasi dos a' dos e le
donne di fronte ad essi. Si comincia con un balletto, terminato
il quale gli uomini si scambiano il posto ed eseguiscono un altro
balletto coll'altra ballerina. Poi, presisi tutti per mano, fanno
una specie di grande "chaine", dopo la quale, tornato ciascuno al
suo posto, si ricomincia il ballo.
Galoppa
Donwload di quella di Praduro e Sasso
Sorta di ballo eseguito generalmente da un gran numero di persone
su musica propria, in tempo assai concitato. E' cosi' detto
perche' s'imita con esso il galoppo del cavallo. Vanno i ballerini a due a due per un tratto attorno alla sala, poi si distendono
in colonna in mezzo alla medesima e, arrivati, col capo della
fila contro la parete, le donne si voltano a destra, l'una in
coda all'altra e gli uomini a sinistra nel medesimo modo. Poscia
camminando s'incontrano alla parte opposta e tornano a galoppare
come prima.
Gavotta
dal franc. Gavotte) - Ballo che era in uso in Valle di Reno e
noto per la sua andatura allegra e graziosa. Gavots e' il nome
degli abitanti della Valle di Barcelonetta e delle sue adiacenze,
dai quali e' pervenuta questa danza, che ha mantenuto la sua voga
in Francia dal tempo di Luigi XIII alla fine dell'Impero.
Giardiniera
Donwload di quella di Praduro e Sasso!
Specie di monferrina che si fa talora in due, tal'altra in quattro o piu', su musica propria in tempo di sei ottavi, cominciando
con uno spasso ed eseguendo poscia il suo balletto. In ultimo
tutti i ballerini si da'nno la mano e fanno il giro tondo.
Giga
Donwload di quella della Valle del Savena!
Balletto assai vario che si fa in due, uomo e donna SU musica
propria in tempo di sei ottavi. Si fanno prima due giri all'intorno come nel
trescone, poi si eseguisce il suo balletto; indi i
ballerini prendendosi per mano, vanno tre passi avanti e, scambiandosi la mano, fanno altrettanti passi dalla parte opposta. In
seguito la donna passa il braccio destro sotto il sinistro, che
tiene alzato, mentre l'uomo, facendo un movimento contrario,
afferra colla sinistra la mano destra della donna e colla destra
la sinistra; e cosi' intrecciati, fatto insieme il balletto
(oppure fatti insieme alcuni giri indietro), I'uomo fa passare la
donna sotto le due braccia alzate e in ultimo si distaccano per
ricominciare da capo.
Giga ferrarese
Donwload di quella della Valle del Reno!
Sorta di ballo che si fa nelle nostre montagne (Sasso, Vergato e
tutta la Valle di Savena) in due, su musica propria in tempo di
sei ottavi, cosi' detto forse dalla sua origine. Si comincia con
uno spasso, poi incrociate le braccia come nella nostra giga,
l'uomo prende il braccio della donna e glie lo gira sopra il
capo e quando la donna ha rivoltato di nuovo la faccia verso
l'uomo, l'una e l'altro ballano insieme.
Giga montanara
Sorta di giga che si fa in otto, in sedici e in piu'.
GIRoMeTTA
Donwload di quella della Valle del Reno
nome d antica canzone bolognese, veneta e toscana, forse da
Girolometta. Sorta di ballo contadinesco che si fa in due su
musica propria in tempo di due quarti, cominciando con un giro in
tondo e continuando poi col suo balletto, che finisce con una
piccola piroletta distaccata. La canzone, che e' in lode delle
parti del vestire della donna, si canta anche oggi a Venezia e
comincia cosi':
"Chi t ha fate quelle scarpette,
Che ti stan si' ben. Girometta,
Che ti stan si' ben ?
Chi t' ha fatto si' belle scarpette,
Che ti stan si' ben, Girometta,
Che ti stan si' ben."
Certamente si cantava anche nella nostra provincia, ricordandola
il Croce.
Gitana
Sorta di ballo d'origine spagnola, cosi' detto dagli Zingari, che
in quella lingua si chiamano gitani. Si fa con movimento moderato
ed aggraziato, procedendo con varieta' di figure. E' alquanto
simile alla mazurka.
Inglesina
Donwload di quella della Valle del Savena!
Sorta di ballo che si fa nella nostra montagna (Valli di Reno e
del Lavino) da un solo, su musica propria in tempo di due quarti.
LANTERNA MAGICA
Donwload di quella della Valle del Reno
Ballo contadinesco che si usa nella nostra provincia (raramente
in Valle di Savena, piu' spesso in Valle di Reno) e viene eseguito da due, su musica propria, in tempo di sei ottavi.
Lavandaia
Donwload di quella del Lavino
Sorta di ballo che si fa in due, uomo e donna, su musica propria in tempo di sei ottavi; nel qual ballo la donna, fingendo di
lavare un fazzoletto su di un ginocchio, fa certi movimenti che
nella concitazione della danza riescono un po' liberi. Forse
deriva da uno de' piu' conosciuti branles in uso a Parigi nel
secolo XVI, detto propriamente "Lavandie're", che puo' anche rispondere al piu' moderno "Boulange're".
Lombardina
Donwload di quella della Valle del Reno
Ballo assai allegro e svelto, cosi' detto forse dalla sua origine
lombarda, il quale si eseguisce in due (Valle di Savena) o in
quattro (Valle di Reno) su musica propria in tempo di sei ottavi, cominciando con un giro tondo e continuando poscia col suo
balletto.
MAMBRUCH
Deriva il nome da Marlborough generale inglese. E' un ballo
contadinesco che gia' si faceva nella nostra provincia, ma che
oggi e' disusato. Di esso pero' si ha ricordo in qualche localita' (Monte S. Pietro). "Marlborough" s'intitolo' pure la nota
canzone che fu in gran voga verso la fine del Settecento, alla
Corte di Maria Antonietta:
"Marlborough s'en va-t-en guerre
Mironton, mironton, mirontaine;
Marlborough s'en va-t-en guerre
Ne sait s'il reviendra." ecc.
Monferrina
Nome di una danza assai vivace, originaria del Monferrato da cui
prese il nome. Si fa nella provincia di Bologna. su musica propria, cominciando con uno spassoe continuando col relativo ballo.
Il ballo e lo spasso si ripetono piu' volte.
Monferrina bolognese
Cosi' diciamo, per
distinguerla dalla modenese. la nostra monferrina, che si balla in un numero indeterminato di persone accoppiate a due a due. Vanno prima in giro o semplicemen e a braccetto a mo' di passeggio o abbracciati, e a un dato punto si fermano
a ballare in figura, saltando cadenzatamente e girandosi attorno,
poi riprendono il giro di prima.
Monferrina modenese
Donwload di quella della Valle del Savena
oppure quella di Praduro e Sasso
Cosi' detta la monferrina che si balla specialmente in valle di
Savena, in valle di Reno e in valle del Lavino alla maniera
modenese, cioe' in quattro.
monferrina di Cereglio
Cosi' viene chiamata a Vergato una sorta di monferrina cke si
balla in quattro, alla maniera modenese.