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Gruppo Emiliano - “Ignoranti (Fuori Tempi Moderni)” (CD – autoproduzione GEMP 003, Italia 2006)

Lettera di Paolo Giacomoni (con rivelazioni sul "Ciclo di Brendano")

 
Torna il Gruppo Emiliano con “Ignoranti (Fuori Tempi Moderni)”, a diversi anni di distanza dal divertente “Transfolk”, allegato alla defunta rivista “Avvenimenti”, che li aveva fatti conoscere al grande pubblico. Dieci brani, al solito tra tradizione e composizione originale (in prevalenza), registrati tra il 2001 e il 2003 per rassicurare nuovi e vecchi aficionados che il quartetto è più vivo, più intelligente, più brillante che mai (ma loro affermano con una certa civetteria di suonare “sempre in modo diverso pezzi che sono sempre gli stessi”…).

Da tempo eredi della stagione irripetibile dei comedy group degli anni Sessanta (Bonzo Dog Band, Liverpool Scene, Scaffold, Grimms, The Rutles…), nipotini di Viv Stanshall, Frank Zappa e i Monthy Phyton, da quasi trent’anni i quattro bolognesi continuano a divertire e a far pensare con un’idea di folk piuttosto anomala per il nostro Paese: è musica ben suonata, la loro, caleidoscopica, irriverente, seria e faceta insieme, colta e popolaresca, che attraversa stili e generi musicali (dalla musica classica e operistica al “liscio”, dalla salsa alla ballata a matrice scoto-irlandese, dal canto delle mondine rivisitato alla canzonetta) con l’invidiabile nonchalance di fini conoscitori della difficile arte dell’intrattenimento intelligente.

Un’idea di ‘arte folk’ che farà certo rabbrividire i maggiordomi della cristalleria (pseudo) filologica, quelli per cui il folk è questione ‘troppo seria’, ‘troppo colta’, ‘troppo profonda’ per essere lasciata al ‘mero’ intrattenimento popolare, intenti come sono a lucidare con ossessione certosina l’ultimo canto orale ‘raccolto sul campo’, tentando un’improbabile, quando non grottesca, riproposizione aderente all’originale (ma quale?)...

Così, una composizione come “Il vento del nord” (titolo che, in italiano, richiama certi pezzi di Fossati o Bubola…), esprime una dirompente carica parodistica nel dissacrare una delle mode musicali più effimere e vuote degli ultimi decenni – quella del cosiddetto ‘folk celtico’: nel suo reiterante riferirsi a un ‘mitico’ Nord, il gruppo descrive un concatenarsi di eventi insignificanti (c’è il vento, vento del nord, arriva una mosca, ovviamente del nord, che si poggia su un masso, anche quello del nord…), inscritti in una melodia epicamente irlandese, di quelle che hanno fatto la fortuna di autori ‘vangelisiani’ tipo Liam O’Flynn (quello, ad esempio, di “The Given Note” del 1995). E possono ben precisare nelle note, i musicisti, che l’ambientazione di “brume e nebbie, silenzi e austeri paesaggi (del nord)” proverrebbe dalle ”elegie e le ballate di Finnegan il Bardo, (…) autore del “Ciclo di Brentano” da cui questo canto”…

E se gli riarrangiamenti dei tradizionali confermano l’enciclopedismo del quartetto, sono soprattutto le composizioni originali a stabilire la differenza con la gran parte dei gruppi italiani d’area folk: “Todo el mundo”, arrangiata come una son cubana, è una divertente autoironia sull’incosistenza del ‘fattore c’; “Maccafico”, da anni nel repertorio live del gruppo, è una ballata tragica cantata alla maniera dei cantastorie, con una caratterizzazione volutamente enfatizzata del cantato e il bridge ‘barillesco’ (John Welham docet?!), mentre “In riva al Po” (“Ben prima dei riti in suo onore”, si precisa nelle note, “il grande Padre era testimone di altre vicende umane, più prosaiche forse, ma anche meno imbecilli e – in fondo – più degne di essere rievocate”) è una canzonetta popolare di genere cabarettistico (del tipo di l’”Uselin de la comare”, che fece conoscere Cochi e Renato in televisione…), scollacciata quanto basta da far sorridere.

Su tutte, però, il “Canto dei Submarine”, parodia della “Canzone dei sommergibili” di infausta (littoria) memoria, è destinata a diventare un hit del loro repertorio (anche se la propongono dal vivo già da almeno cinque anni) per l’originalità dell’idea e gli esiti della registrazione:

“E ora, cari camerati, un bell’inno fascista! Si tratta di una scoperta storica di eccezionale importanza che getta nuova luce sulle radici dell’ispirazione dei cantori del ventennio. Alla vigilia del secondo conflitto mondiale le italiche legioni sono pronte, ma manca la musica atta a spronare le flotte. Dopo infruttuose ricerche sul patrio suolo e presso l’alleato nippogermanico, agenti dell’OVRA – infiltrati – scovano quattro ragazzini in una cantina di Liverpool…”.

L’operazione, in termini di composizione, consiste nel saldare l’intro, il ritornello (opportunamente variato armonicamente) e l’interludio rumoristico della “Yellow Submarine” dei Beatles all’originale di Ruccione-Zorro, con un effetto parodistico di straordinaria efficacia, a riprova che anche certe opere di quell’epoca ignobile possono rappresentare materiale prezioso per il lavoro nel contemporaneo, per non dimenticare, certo, ma anche per fare controcultura nonviolenta nei confronti della guerra, del falso patriottismo di stato (“… se ne frega perché sa che vincerà…!”), degli eroi di cartapesta che continuano a morire al fronte, ovvio, ma per cause assurde e meschine.

Quando, alla fine del CD, “Ignoranti” è ripresa a voci nude, con l’intervento di Ivana De Luca, si capisce una volta di più che la storia, le motivazioni, il lavoro del Gruppo Emiliano sono una cosa seria, molto seria. Che ‘popolare’, ‘folk’ o come dir si voglia, è passione e sentimento, fatica, rispetto, senso del ridicolo, ironia, provocazione… vita.
Non certo stanca ripetizione, archiviazione, latinorum, imbalsamazione.

(26 novembre 2006)


●I BRANI DEL CD
1. “Ignorhhanti…”
2. “Nel cielo del nord” (Giacomoni-Chiappelli)
3. "Saltarello cammellato” (trad.)
4. "In riva al Po”
5. "Non c’è niente di più bello dei mariachi” (Giacomoni-Tassoni-Chiappelli)
6. “Rotolì” (trad.)
7. “Todo el mundo” (Giacomoni-Tassoni-Chiappelli)
9. “Canto dei Submarine – Cerchio circasso Das U-Boot” (Giacomoni-Ruccione-Lennon-McCartney)
10. “Ignoranti senza scuole” (Giacomoni- Tassoni-Chiappelli)

●IL GRUPPO EMILIANO
Paolo Giacomoni – canto, violino, fisarmonica, sas, plettri, tastiere, midi
Marco Chiappelli – canto, chitarra, plettri, charango, clarinetto, percussioni
Roberto Losi – canto, flauto traverso, ottavino, flauti dolci, ocarina, cucchiai
Gian Emilio Tassoni – canto, contrabbasso, basso elettrico, plettri, percussioni


●DISCOGRAFIA (selezione)

“The Best of (Le bestie del Gruppo Emiliano)” (CD – autoproduzione GEMP 01, 1997)
“Transfolk” (CD – Edizioni Avvenimenti A641698, 1998)


●CONTATTI:
http://www.gruppoemiliano.it